Materiali Metallici
M. Cavallini, V. Di Cocco, F. Iacoviello
• difetti preesistenti oppure generatisi durante il servizio. La fragilità è in genere associata ad una frattura priva di deformazione plastica, che procede tra grano e grano (frattura intergranulare) o nell’interno dei grani (frattura transgranulare) che privilegia alcuni piani cristallini (clivaggio). L’opposto di fragile è tenace, quindi fragilità e tenacità sono due punti di vista dello stesso problema. Per capire gli effetti sul comportamento dei materiali in servizio occorre introdurre altre modalità di caratterizzazione, come quella prettamente tecnologica della misura della resilienza (prova con il pendolo di Charpy, norma UNI EN 10045). Molte altre prove empiriche per lo studio della fragilità sono state sviluppate per caratterizzare materiali e manufatti in condizioni di impiego vicine a quelle di servizio. Prova di resilienza. Le prove di trazione permettono di caratterizzare solo in parte il comportamento meccanico di un acciaio, dato che in alcuni casi le rotture possono avvenire per carichi inferiori al limite elastico. Ciò avviene in condizioni particolari, in corrispondenza delle quali il metallo si mostra fragile. Trascurando per ora l’influenza dell’ambiente ed i fenomeni di fatica, i fattori principali che interferiscono con i dati desumibili dalla prova di trazione e che promuovono un comportamento fragile del materiale, sono: • La triassialità degli sforzi.
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